Le energie rinnovabili si stanno sempre più affermando come la più valida alternativa alle fonti energetiche tradizionali. Ecco perché sempre più soggetti, sia pubblici che privati, stanno investendo nelle rinnovabili, primo tra tutti nel fotovoltaico, che sempre di più si prospetta come la fonte energetica del futuro. Se è vero che il fotovoltaico assicura convenienza e anche una certa redditività, in quanto è possibile produrre in proprio e rivendere energia elettrica, è anche vero che specialmente all’inizio è richiesto un certo investimento che forse non tutti si possono permettere. Come ovviare a questo problema di liquidità? Come riuscire a investire in un settore che nel futuro si dimostrerà di certo redditizio? La risposta viene dai cosiddetti finanziamenti per impianti fotovoltaici, una particolare tipologia di prestiti che una serie di banche hanno formulato e messo a disposizione dei propri clienti che desiderano investire nel comparto dell’energia solare. I prestiti per il fotovoltaico sono stati pensati come finanziamenti sia aziendali che personali e hanno appunto la funzione di offrire liquidità immediata a chi ha deciso di investite nell’energia solare.
Economia Sostenibile
La circolare 22/T 2012 chiarisce alcuni dubbi sul fotovoltaico
La circolare del 22 giugno 2012 emanata dalla direzione centrale dell’agenzia del territorio agli uffici periferici racconta alcuni casi che riguardano il settore del fotovoltaico. Per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici realizzati su immobili, per poter definire la ruralità degli stessi bisogna tener conto dei seguenti elementi:
- L’esistenza dell’azienda agricola oppure che l’impianto sia stato realizzato su terreni e beni strumentali che risultino connessi all’attività agricola.
- L’energia deve essere prodotta dall’imprenditore nell’ambito dell’azienda agricola.
- L’impianto fotovoltaico deve essere ubicato nello stesso comune in cui è ubicato il terreno agricolo, o in comuni limitrofi.
- Deve essere soddisfatto almeno uno dei requisiti oggettivi elencati nel paragrafo 4 della circolare n. 32/2009 dell’agenzia delle entrate.
Le voci di costo della bolletta elettrica
Quando arriva il momento di pagare la bolletta elettrica, del totale che noi paghiamo, solo un po’ più della metà del totale, circa il 59,5%, è ciò che spendiamo realmente per l’energia elettrica ossia ciò che spendiamo per il reale acquisto dell’energia elettrica, comprensivo delle perdite sulle reti di trasmissione e di distribuzione. E il resto dell’importo che paghiamo a cosa è dovuto e dove va a finire? Analizziamo di seguito le principali voci che rendono la nostra bolletta un po’ più salata.
- Servizi di rete. Ovvero le tariffe di trasporto, distribuzione e misura dell’energia elettrica. Questi costituiscono circa il 14,0% della spesa totale.
- Oneri di sistema. Previsti per legge, costituiscono circa il 13,0% della spesa totale.
- Imposte nazionali. Sono pari al 13,5% della spesa totale.
Analizzando più nel dettaglio le varie voci possiamo inoltre scoprire che:
La tassazione degli impianti fotovoltaici
Tutti gli impianti fotovoltaici producono sempre e comunque un ricavo in quanto essi producono energia partendo da fonti rinnovabili. In questo caso parliamo della tariffa incentivante, ossia quella tariffa che viene riconosciuta per ogni Kwh prodotto dall’impianto stesso. Questa tariffa, nel caso in cui venga abbinata ad alcune specifiche condizioni dell’impianto o ad altri particolari interventi sull’edificio, può essere maggiorata di una percentuale. C’è poi un’altra fonte di ricavo che è quella che deriva dall’eventuale vendita dell’energia che è stata prodotta. Per ciò che riguarda il reddito che deriva dalle tariffe incentivanti si ha una rilevanza ai fini fiscali soltanto se l’energia che viene prodotta in più rispetto ai propri consumi personali viene venduta e se il soggetto responsabile è una persona fisica, ente non commerciale o condominio che non usa l’impianto all’interno di un’attività di impresa.
Passa alla casa “OFF GRID” e risparmi fino a 4 mila euro all’anno
In tempi di crisi, ecco che viene rilanciata l’idea dell’abitazione off grid (tradotto: fuori dalle reti) che non prevede nessun costo di luce, acqua e gas. L’autonomia domestica totale è stata rilanciata di recente durante un dibattito tenuto dal Ministro dell’ambiente Clini, il Presidente della off grid academy Marco Tulli e dal Presidente di FederParchi Sammuri. Questo progetto ripone molta attenzione all’ambiente ma anche alle tasche degli italiani, visto che rendere indipendente energeticamente un’abitazione permette di risparmiare fino a 4 mila euro ogni anno. Il progetto off grid prevede l’approvvigionamento di energia direttamente da fonti di energia rinnovabili come l’energia solare, geotermica ed eolica, con la conseguente trasformazione dell’energia in eccesso in idrogeno e stoccaggio in serbatoi a bassa pressione. Successivamente poi il gas viene utilizzato per riscaldare la casa o per rifornire un veicolo ibrido.