Attraverso la sentenza numero 4492, la Corte Suprema ha voluto sottolineare che l’esonero dall’IRAP e la sua soggettività non si presentano come condizioni acquisite in maniera definitiva. La Corte Suprema ha infatti specificato che i requisiti relativi all’autonoma organizzazione o meno devono essere necessariamente verificati ad ogni periodo d’imposta. Per poter capire quali sono i soggetti che devono pagare l’IRAP e a chi invece spettano le esenzioni dal pagamento, bisogna fare riferimento a vari fattori. Di seguito citiamo i principali:
- È necessario verificare se l’imprenditore è il responsabile dell’intera organizzazione o se invece è un soggetto che viene inquadrato in una struttura specifica. In base a questo criterio risultano esenti dal pagamento IRAP i medici che lavorano presso le strutture ospedaliere, i professionisti associati ad uno studio professionale, l’amministratore o il sindaco che operando con partita iva, fatturano un determinato compenso.
- Bisogna porre attenzione sulla normale dotazione del settore.
La Tessera Sanitaria permette di monitorare sulla spesa sanitaria e di conoscere e gestire le risorse spese nella sanità, impiegando in maniera migliore il denaro pubblico. Ogni tessera sanitaria contiene i dati anagrafici della persona e il relativo codice fiscale, la data di scadenza (valida solo per ciò che riguarda l’assistenza sanitaria), una sezione riservata a eventuali dati sanitari regionali, tre caratteri braille, ed infine il codice fiscale in formato codice a barre e banda magnetica. Tutti i cittadini italiani devono avere una tessera sanitaria che risulta necessaria quando si va dal medico o dal pediatra, quando ci si reca in farmacia, per la prenotazione di un esame, per effettuare una visita specialistica in una struttura pubblica, per usufruire di cure termali ed infine, può essere utilizzata per presentare il proprio codice fiscale. Ai nuovi nati, il Comune oppure l’Agenzia delle Entrate, attribuiscono un codice fiscale al bambino.
Riportando le parole della legge, i depositi iva sono “speciali depositi fiscali per la custodia di beni nazionali e comunitari che non siano destinati alla vendita al minuto nei locali dei depositi medesimi”. In parole più semplici i depositi fiscali a fini Iva sono dei veri e propri depositi in cui vengono custoditi beni, che possono essere stati acquistati in Italia, all’interno dell’Unione Europea, oppure provenire da paesi extracomunitari, e che hanno già scontato i dazi doganali e sono quindi pronti per essere messi in libera circolazione sul mercato comunitario. Possono rientrare nella categoria dei depositi iva anche i depositi doganali, a patto che venga trasmessa all’Ufficio doganale competente una specifica comunicazione, contenente anche le indicazioni relative alle procedure da seguire per la determinazione dei beni custoditi e che rispondono a regimi diversi.
L’indicatore Isee della situazione economica equivalente, sta per cambiare, nel 2013 infatti entrerà in vigore la nuova riforma che prevede importanti novità riguardo a questo strumento attraverso il quale lo Stato definisce una soglia minima di reddito che permette ai cittadini che non la superano di usufruire di esenzioni, o agevolazioni di vario genere. Con le novità previste dalla riforma, quasi sicuramente saranno di più gli italiani che rientreranno nelle categorie superiori di reddito e che quindi non potranno più usufruire delle agevolazioni previste. Andiamo a vedere le principali novità che interesseranno i cittadini a partire dal 2013:
Scopri subito come fare un’istanza di interpello, il quale permette al contribuente di conoscere l’interpretazione giuridica dell’agenzia delle entrate in merito alle operazioni fiscale di proprio interesse. Esistono varie tipologie di interpello che sono le seguenti: