Piccola e grande contabilità: piccole e grandi attività

Negli ultimi anni, con la crescita della popolazione e di conseguenza la crescita delle grandi città, le attività commerciali hanno cominciato ad avere un incremento, che negli anni ha portato piccole ditte a diventare vere e proprie grandi attività. Oltre però ad avere un maggior guadagno, queste grandi attività, hanno pure dovuto cominciare a responsabilizzarsi ancora di più e tenere la propria contabilità in regola, senza il minimo sbaglio.

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Negli anni i controlli della finanza sono aumentati moltissimo, a causa dell’evasione fiscale che, purtroppo, molti commercianti praticano nelle proprie attività. Tenere la contabilità e fatturare ogni movimento è di fondamentale importanza sia per le piccole attività, ma soprattutto per le grandi. Per esempio nelle città dove il turismo è in crescita, come la città di Roma, gli hotel stazione Termini, che sono veramente delle grandi attività commerciali, hanno la necessità e l’obbligo di tenere in ordine i propri fatturati e di conseguenza la propria contabilità.
Ovviamente in grandi aziende come quelle suddette, della contabilità se ne occuperà una persona o una società che sappia come gestire un così grande flusso di informazioni. È importante affidarsi a persone specializzate in materia commerciale per poter essere sicuri che tutto quello che viene fatto sia in conformità con la legge e che non violi in nulla i regolamenti e le normative.

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Esodati, soluzione per giovedì? La Commissione contesta il Governo

Potrebbe iniziarsi a sbloccarsi già nel corso di questa settimana la spinosa questione degli esodati e di “Opzione Donna”. La situazione, infatti, potrebbe essere presa in carico molto prima del previsto da parte del Ministero. A dichiararlo è il presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati Cesare Damiano. La posizione di quest’ultimo sembra essere notevolmente discordante rispetto a quella del Governo che, riguardo i risparmi risalenti al periodo che va dal 2013 al 2014, ha annunciato che sono stati cancellati.”Si tratta di una tesi inaccettabile” attacca Damiano che aggiunge come sia del tutto falso che per coprire i provvedimenti per gli esodati siano necessari risorse extra. Sarebbe indispensabile, secondo Damiani, utilizzare il fondo dell’INPS che l’ente stima di 3,3 miliardi di euro fino al 2023.

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Stesso discorso riguardo il tema Opzione Donna che il Ministero dell’Economia e Finanza ha congelato per un problema di coperture. Damiano, anche in questo, smentisce il Mef sottolineando come sia errata la voce di un’insufficiente copertura, visto che una somma cospicua di fondi non spesi per le lavoratrici che anticipano la pensione scegliendo l’Opzione sarebbe dovuta rimanere nelle casse dell’ente previdenziale. La paura di Damiano è che la somma sia stata spesa per l’eterno problema del debito. “A far le spese di questa gestione delle risorse – attacca il presidente della Commissione –  non possono essere i lavoratori. Ci auguriamo che il Governo il prossimo giovedì si presenti con una posizione unitaria e che sia del tutto risolutiva”.

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Esodati, smentiti i numeri del Governo

Continua la contestazione degli esodati che dopo una settimana di speranze prima nate e poi interrotte dallo stop alla da parte del Ministro dell’Economia settima salvaguardia Pier Carlo Padoan che nel corso del question time, ha dichiarato come le risorse non sono più disponibili per il semplice motivo che i risparmi di cui si era parlato nel recente passato non avessero nessun tipo di fondamento. La situazione si potrebbe in parte sbloccare nel caso in cui venissero accertate l’esistenza e l’entità precisa si questi risparmi. Opinioni diametralmente opposte vengono, invece, dal comitato degli esodati che definiscono le dichiarazioni del ministro totalmente insufficienti. Una condizione di netto contrasto viene sottolineata dal presidente del gruppo che fa notare come la volontà politica di superare il problema sia stata già ampiamente manifestata dal Parlamento attraverso la proposta di legge che è stata  approvata in maniera del tutto unitaria dai diversi partiti presenti in Commissione.

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E’ il Governo che invece ha esposto le sue perplessità sulla questione della salvaguardia mandando all’aria quello che si stava faticosamente costruendo. Il fondo apposito, aggiunge il presidente del comitato degli esodati, esiste ed è stato realizzato, però, da altri Governi precedenti. “Quello attuale – continua – non solo non ha stanziato un euro, ma cerca di depredare i 3 miliardi di residui”. Insomma dati contrastanti quelli comunicati dal Governo e dagli esodati che promettono di continuare la lotta senza interruzione fino a quando non gli sarà dato ciò che gli spetta. 

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Riforma delle pensioni, nuova apertura di Poletti: “Si farà”

Non sembra del tutto chiusa la questione delle pensioni. Il dibattito è, infatti, lontano dall’essere spento e le posizioni, anche all’interno della stessa maggioranza di Governo, sembrano essere tutt’altro che vicine. Man mano che si avvicina la data fatidica del 15 ottobre, le polemiche non si spegneranno con le minoranze che faranno di tutto per impedire che i lavori abbiano un lieto fine. L’introduzione dei nuovi criteri di flessibilità per consentire l’uscita anticipata dal lavoro rispetto a quello che viene descritto nella legge Fornero, deve avere l’obbiettivo di offrire ai lavoratori la possibilità di andare in pensione a 62 anni con delle penalità che si riflettono sull’abbassamento degli assegni pensionistici. Ma l’altolà del Ministero è stato come un vero e proprio fulmine a ciel sereno  con la motivazione di un costo dell’intera operazione che probabilmente è considerato del tutto insostenibile.

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Mentre la Cgil, come tutte le parti politiche di opposizione, spingono per una riforma immediata che possa anticipare il processo di flessibilità, anche all’interno del centro sinistra aumentano ogni giorno le posizioni più “morbide” circa la possibilità di realizzare una proposta, anche in tempi brevi. Una voce per certi aspetti contrastante a quella del ministro Padoan, arriva da una figura importante nel Governo, il ministro Poletti che, ancora una volta, veste i panni del pompiere annunciando come il tema della flessibilità sulla riforma pensionistica sia ancora totalmente tema aperto e come i tecnici dell’esecutivo siano impegnati affinché possa essere realizzata, nel più breve tempo possibile. 

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Assicurazioni auto ancora troppo care rispetto all’Europa

In materia di assicurazioni auto l’Italia è un passo indietro rispetto al resto d’Europa. Le polizze nel nostro paese sono le più care del vecchio continente e tra le più care del mondo, un primato che di certo non aiuta l’economia a tornare a crescere. Basti pensare alle tante piccole e medie imprese che, oggi, fanno fatica a far quadrare i conti e che devono sobbarcarsi un costo di assicurazione dei mezzi da lavoro di gran lunga superiore alla media europea.

Assicurazione Auto

Inutile dire che le colpe, come al solito, vengono scaricate da una parte all’altra senza fare nulla per risolvere il problema (nonostante i mezzi ci siano). La maggiore pressione, per quel che riguarda i premi delle polizze auto, si ha nelle città del sud Italia ma anche il resto del paese non è che se la passi tanto meglio.

Assicurazioni auto: le novità in arrivo

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Pensione sempre più una chimera per gli insegnanti

Si sa, l’Italia è un paese che sta invecchiando e la scuola italiana è diventata esattamente lo specchio del suo paese. I docenti italiani infatti, sono tra i più anziani di tutti i paesi d’Europa, come riporta la media rilevata nello scorso anno scolastico, di 55 anni di età. Secondo Italia Oggi, l’invecchiamento docente è dato dai 30 mila insegnanti con la media di 64 anni, andati in pensione solo il 1° settembre scorso, sulla media di oltre 700 mila professori di ruolo in totale.

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Purtroppo, non vi sarà alcun ricambio generazionale previsto dalla Buona Scuola di Renzi, poiché i nuovi assunti e precari avranno una media di età tra i 40 ed i 50 anni.  Viene dunque negata la possibilità di un’istruzione più moderna e attuale che un giovane professore può dare ai suoi studenti. Non andrà di certo meglio agli alunni delle scuole primarie, i quali potrebbero avere maestre già nonne, che hanno già visto più di 67 primavere. Conseguenze causate non solo dall’assenza di un numero adeguato di concorsi per la cattedra che avrebbero potuto mandare in pensione un buon numero di docenti, ma anche dalla Riforma Fornero che, cambiando i requisiti di anni di contributi e di età, ha costretto tanti anziani docenti a tenere ancora occupate le cattedre per alcuni anni.

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Ufficiale, nessun provvedimento sulle pensioni

Dopo tante indiscrezioni, conferme e smentite oggi arriva la conferma ufficiale di quello che, in realtà, già si sapeva da tempo: il tema delle pensioni anticipate non andranno ad essere inserite all’interno della legge di Stabilità. A confermalo è lo stesso ministro dell’Economia Padoan che ha spiegato, in linea di massima, il contenuto della nuova Legge di Stabilità. Conferme della giustezza del principio di flessibilità che dovrà entrare, prima o poi, all’interno del sistema previdenziale, ma non per ora. Il problema sarebbe, ancora una volta, di tipo prettamente economico, cioè, in parole povere, essenzialmente di coperture. Il rinvio potrebbe essere di un anno, o anche più. Sfumano le aspettative di coloro che speravano in una riforma che potesse alleggerire la quantità di anni necessari per ottenere l’assegno pensionistico con la possibilità di uscita anticipata.

pensioni in Italia

Ma se ne riparlerà nei prossimi mesi, come ha dichiarato lo stesso ministro al margine dell’incontro con Matteo Renzi. Il tutto dovrebbe avvenire con un disegno di legge realizzato appositamente. Per quanto riguarda la Legge di Stabilità dovrebbero essere confermate le riduzioni del carico fiscale che grava sulle abitazioni degli italiani. La Tasi, in particolare, dovrebbe subire un forte taglio o, probabilmente dovrebbe essere del tutto eliminata. Saranno cancellate anche le clausole di salvaguardia che erano state introdotte con la vecchia legge precedente. La quantità di risorse disponibili sarà di oltre 27 miliardi di euro.

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Pensioni, arriva anche l’altolà di Bruxelles

Dopo i dubbi dello stesso primo ministro Matteo Renzi, la riforma sul sistema pensionistico italiano riceve l’altolà anche da Bruxelles. Così i tecnici dell’UE, dopo aver dimostrato dubbi sull’effettiva possibilità di eliminare le imposte sulla casa, ora spengono le speranze anche per una riforma che possa prevedere un sistema di maggiore flessibilità per quanto riguarda i sistema pensionistico. Anche lo stesso esecuivo a guida Pd aveva consigliato una certa prudenza sul tema del sistema previdenziale aggiungendo come non sia all’ordine del giorno una modifica sulle pensioni, almeno per ora.

pensioni in Italia

Il rischio è che con interventi troppo incisivi sul sistema si possa compromettere la stabilità dei conti che a fatica il Governo ha raggiunto in questi mesi. Ma, come spesso accade, al’interno del partito di maggioranza sono davvero tanto le idee contrastanti e più di uno ha obbiettato come una riforma del sistema previdenziale italiano debba essere una priorità assoluta per il governo.  In realtà anche gli stessi ministri hanno più volte posto l’accento sull’inadeguatezza della riforma Fornero giudicata come eccessivamente preclusiva per i giovani e penalizzante per i più “anziani” che hanno ben poche possibilità di ritirarsi dal lavoro anticipatamente, come si vorrebbe fare, invece, con la riforma proposta da più parti. Le stime dell’UE sono molto allarmanti per il nostro paese, come tutte le nazioni europee che si trovano a fare i conti con una situazione demografica davvero preoccupante.

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Pensioni, nessun cambiamento in vista; resta la Fornero

Quella della riforma delle pensioni sta diventando una vera e propria telenovela. La flessibilità in uscita, il rispetto dei conti dello Stato e dei parametri di Bruxelles hanno messo in continua difficoltà l’esecutivo di Matteo Renzi che fino ad ora non è nemmeno riuscito a trovare coperture sufficienti per garantire maggiori garanzie per gli esodati. Insomma una gran confusione regna su Palazzo Chigi.

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Quello che sembrerebbe profilarsi, tra il gran can can di ipotesi, variazioni e bonus, è quello di un rinvio che rimanderebbe la questione a tra qualche anno. Insomma tanto rumore per nulla e soprattutto nessun tipo di tutela per i tanti lavoratori che aspettavano con ansia un qualche miglioramento che potesse alleviare le morse di un sistema previdenziale tra i più austeri del vecchio continente. Le dichiarazioni ufficiali di ieri di Palazzo Chigi non lasciano dubbi: la riforma verrà rimandata al 2018. A dichiararlo è il sottosegretario della Presidenza del Consiglio Luca Lotti, che a margine della festa del giornale L’Avanti, ha messo in chiaro come, per ora, nessuna modifica sarà effettuata come, tra l’altro, era trapelato da una serie di dichiarazioni del Primo Ministro Matteo Renzi a Porta a Porta.

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Come investire i risparmi in maniera sicura

Il molti si chiedono come investire i propri risparmi, soprattutto in un periodo di crisi economica, come quello che da anni gli italiani stanno testando sulla propria pelle. La paura di incassare spiacevoli delusioni suscita preoccupazione nell’animo di coloro che devono decidere come investire i loro soldi, che quindi tendono a richiedere affidabilità prima di ogni altra cosa, in termini di sicurezza. Il mercato propone svariate alternative, ma non bisogna lasciarsi trasportare dalle pubblicità o dai messaggi promozionali. È indispensabile selezionare il metodo di risparmio più vicino alle vostre esigenze, in grado di destare in voi sicurezza e di non farvi percorrere il rischio di perdere i vostri soldi.

Come fare soldi velocemente

Le soluzioni prive di pericolo sono numerose, nel corso dell’articolo analizzeremo quella rappresentata dai buoni del tesoro poliennali. Proviamo a capire di cosa si tratta: essi sono certificati di debito emessi dallo Stato italiano, con scadenza superiore a 365 giorni. I btp sono emessi dal Mercato generale dei titoli di Stato a partire da somme superiori a 2,5 milioni di euro. Il loro rendimento è prefissato dal tasso fisso della cedola e dalla differenza fra il prezzo di emissione e il prezzo di rimborso. Al momento della scadenza, i Btp, vengono rimborsati senza togliere nulla dal valore nominale. Ad oggi parliamo di una forma di investimento selezionata da molti, seppure i Btp siano soggetti ad oscillazioni di prezzo nel corso della loro vita finanziaria.

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