Quotazioni oro, discesa anche a lungo termine

Le particolari condizioni economiche che stiamo vivendo da alcune settimane, stanno influenzando fortemente il valore di alcuni beni rifugio. E’ soprattutto l’oro come anche molti gioielli, a conoscere un vero e proprio crollo delle quotazioni. Il calo del prezioso metallo sta influendo negativamente sul mercato raggiungendo il minimo storico del valore che si è vissuto proprio in queste settimane quando il prezzo si è attestato al di sotto della soglia psicologica del 1.1oo dollari all’oncia. Un calo, di oltre quaranta punti percentuali nel giro di quattro anni; una situazione difficilmente riscontrabile nella storia. Una simile condizione sta portando ad una vera e propria impennata delle vendite da parte degli operatori del mercato e degli investitori istituzionali.

oro

Sembrano lontani i periodi in cui le quotazioni dell’oro vivevano un aumento continuo. Il valore del’oro, come di molti beni rifugio, vive momenti di forte espansione durante i periodi di crisi economica come quella che abbiamo vissuto dal 2008. Oggi, invece, delle particolari contingenze del panorama politico e soprattutto economico portano ad una discesa sempre più accentuata del valore del metallo prezioso. A causare il crollo delle quotazioni è, in primis, la bolla cinese a cui si aggiunge la situazione di forte incertezza della Grecia e di instabilità politica in varie parti del mondo.

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Qual è il giusto prezzo per un investigatore privato?

Difficile dirlo, certamente assoldare un detective per affidargli un proprio caso personale, rappresenta in sé un’operazione non necessariamente complessa, forse non economica ma nemmeno a prezzi trascendentali, e neppure legata più di tanto a certi stereotipi cinematografici o massmediatici. L’investigatore privato autorizzato ha dei prezzi che sono normalmente riferibili alle tabelle prefettizie che lo stesso deposita al momento del rilascio delle autorizzazioni di polizia necessarie per svolgere la propria attività e che debbono essere esposte e ben visibili al pubblico.

investigatore privato

Si tratta di prezzi di riferimento che l’investigatore privato modula in un range che parte da un minimo per giungere ad un massimo di costo orario, forfettario giornaliero, oppure ad intervento dell’operatore eseguito. Quello che è importante è che i prezzi siano espressi con chiarezza, non scollegati o distanti dal range esposto nelle tabelle e soprattutto riportati nell’incarico investigativo scritto che gli investigatori privati sono tenuti a far sottoscrivere ai propri clienti.

E’ opportuno verificare insieme al detective quali sono le spese comprese nei prezzi applicati, in quanto normalmente sono escluse dalle tariffe professionali applicate le spese vive necessarie allo svolgimento delle investigazioni quali spese di trasferimento e rimborso del carburante, ticket autostradali, pasti o pernottamenti in alberghi, biglietti di ingresso in locali, ecc. Ovviamente non esistono norme uniformi che regolano in tal senso l’intero settore, pertanto ogni istituto di investigazione adotta propri criteri ed attua una propria politica e tariffazione.

I prezzi di un investigatore privato possono quindi essere marcatamente disomogenei di agenzia in agenzia, e ciò può dipendere da fattori come la tipologia dell’investigazione, il suo grado di complessità e da elementi non assolutamente ponderabili ed assiomaticamente sintetizzabili per la natura molto articolata della professione investigativa stessa.

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Prestiti, continua il calo dello Spread

Uno dei termini tecnici che è entrato maggiormente nel linguaggio di tutti, anche dei meno esperti del settore, è “spread“. Con questa parola per mesi si è indicato il differenziale di rendimento tra i tassi del nostro paese, rispetto a quelli tedeschi. Una differenza che appariva quanto mai sintomatica della situazione di forte crisi che viveva la nostra economia in alcuni determinati periodi alcuni anni fa. Ma nonostante questo tipo di differenziale risulta essere maggiormente sulla bocca di tutti gli italiani, un altro tipo di spread tocca maggiormente da vicino le famiglie del nostro paese ed è lo spread tra i tassi di interesse dei prestiti italiani con quelli della Germania.

 

A chiarire l’andamento di questa particolare tipologia di spread, molto più interessante per l’utente comune del Bel Paese, è la Banca d’Italia e la Bce che hanno rilevato come il differenziale tra gli interessi dei prestiti del nostro paese con quelli tedeschi, stia vivendo una lenta, ma graduale, discesa già da diversi mesi. Nel primo trimestre del 2015, in particolare, il differenziale ha conosciuto una significativa diminuzione rispetto agli stessi mesi del 2014. In questo periodo il tasso medio che viene applicato dagli istituti di credito è del 2,60% con un differenziale che si attesta su venticinque punti base mentre nel mese di giugno lo spread si attestava su quota novantasei. Situazione molto differente per i prestiti che hanno un ammontare superiore al milione di euro.

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Prestiti, in crescita il fenomeno della “domanda inespressa”

La quantità di prestiti erogati in favore delle imprese sta crescendo, seppur lentamente, ma in maniera costante. Un segno timidamente positivo per l’economia del nostro paese impegnata della difficile traversata della crisi economica. Ma il dato che appare quanto mai significativo è relativo a tutte quelle imprese che nonostante si trovino in condizione di forte difficoltà, non fanno richiesta di prestito. Una situazione davvero paradossale e che trova giustificazione nella mancata fiducia nel sistema di erogazione del prestito da parte delle banche. Si chiama “domanda inespressa” ed è un fenomeno che sta crescendo soprattutto nel corso degli ultimi mesi.

Prestiti con Cambiali

In pratica è la paura di vedere respingere la propria domanda e per le poche speranze nella condizione economia generale che ancora stenta a decollare a spingere a questo comportamento. La quota di imprese che non effettuano la domanda per un prestito si attesta sul 27,9% del totale. Una quota davvero importante delle imprese italiane che cresce nelle regioni meridionali dove il fenomeno della domanda inespressa supera abbondantemente quella delle aziende che richiedono un prestito: se le prime ammontano al 16,6%, nel secondo caso si arriva al 35% del totale. Un dato davvero sintomatico di come la situazione economica nelle aree meridionali del nostro paese sia vissuta ancora negativamente.

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Mutui, aumento dei tassi da settembre?

E’ senza dubbio un periodo particolare per i mutui nel mondo e nel nostro paese. Un aumento deciso dei finanziamenti ipotecari per l’acquisto delle abitazioni è stato registrato dall’Abi nel primo semestre dell’anno. Un risultato che vede un aumento di oltre sessanta punti percentuali, ma che va preso “con le molle” viste le consistenti presenze di surroghe, di passaggi da un istituto di credito ad un altro ed alle somme che sono state richieste non propriamente per l’acquisto di una casa, ma per ottenere una liquidità da utilizzare per i lavori edili dopo l’acquisto. Insomma se questo dato appare quanto mai influenzato da fattori esterni, quello relativo agli interessi è invece molto chiaro.

mutui

Non è il periodo di massima espansione dei tassi di interesse specialmente dopo i provvedimenti della Federal Reserve americana  che ha deciso di far stazionare la quota tra lo 0 e lo 0,25%. Una situazione che non cambia di molto nel vecchio continente dove i prodotti maggiori toccano l’1,5% di tasso. Una situazione che ha sofferto notevolmente di condizioni dell’economia generale come la crisi in Grecia. Ma dopo aver toccato letteralmente il fondo sembra che i tassi possano conoscere un nuovo rialzo nel corso dei prossimi mesi.

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Borse europee: perdite di oltre il 5%, è panico

Erano ben quattro anni che non si vedeva un crollo in termini percentuali così sensibile nelle borse europee. Cali di oltre cinque punti percentuali per tutti i listini con una raffica di sospensioni per eccesso di ribasso. Insomma ormai la situazione sembra essere prendere i connotati del “panic selling” cioè di una corsa generalizzata verso le vendite che trascinano sempre più in profondo rosso le borse del vecchio continente. Oltre quattro punti percentuali per Londra con il -4,6% con Parigi che fa ancora peggio con un meno 5,4%; risultato simile con Francoforte che cede il 5,2% e Milano con una perdita di 4,7%, risultato che si discosta davvero poco da Barcellona con un – 4,8%.

Borsa Italiana

Insomma un tonfo generalizzato causato dai crolli del mercato asiatici e con la bolla dell’economia cinese che porta con sé risultati distruttivi anche sui titoli europei. Sono undici i listini del Ftse Mib che sono stati sospesi per eccesso di ribasso. A pagarne maggiormente le spese sono i titoli bancari che hanno particolarmente sofferto dell’impennata dello spread che ha superato quota 135 per poi calare nuovamente su 130. Mps, Intesa San Paolo, ma anche Mediaset, Tenaris, Autogrill, Azimut, Enel Green Power sono stati momentaneamente sospesi.

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L’assicurazione sulla salute risarcisce gli interventi “non invasivi”?

Uno delle domande che più spesso può porsi una persona che ha intenzione di sottoscrivere un’assicurazione sulla salute è il risarcimento di interventi chirurgici di minore entità: i cosiddetti non invasivi. A chiarire qualche dubbio è la Suprema Corte di Cassazione che nella giornata di ieri, ha emesso una sentenza che ha dato una direttiva ben precisa sul comportamento che le compagnie assicurative devono intraprendere, per non imbattersi in pesanti sanzioni o condanne. Se è vero che la medicina chirurgica ha fatto dei veri e propri passi da gigante diminuendo in maniera continua gli interventi invasivi, è anche vero che le compagnie hanno l’obbligo di coprire tutte le tipologie di intervento, anche le minori.

assicurazione sulla salute

Nessuna scusa quindi per le assicurazioni che tentano di non pagare per gli interventi chirurgici considerati meno dannosi per il corpo umano. L’equiparazione tra il classico taglio ed i punti e un altro tipo di intervento è, quindi obbligatoria. Il caso è di un avvocato che si era visto negato il risarcimento per un intervento a cui si era sottoposto perché, a detta della compagnia assicurativa, l’intervento subito non rientrava in quelli previsti dal contratto stipulato. La motivazione che aveva addotto dalla compagnia era la minore entità dell’intervento ed il mancato utilizzo di un bisturi.

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Tassa sui rifiuti, aumenti anche di 1000 euro per i negozi

L’ammontare della tassa sui rifiuti è, ormai, quasi del tutto insostenibile. A rilevarlo è la Cgia di Mestre che ha sottolineato come l’importo medio per ogni cittadino sia in continuo aumento, nonostante la costante diminuzione della quantità di rifiuti prodotta. Un aggravio di oltre venticinque punti percentuali nel giro di soli cinque anni per le famiglie italiane di quattro componenti in un’abitazione di 125 metri quadrati, per un aumento che si traduce, in media, in 75 euro ogni anno. In media questa particolare tipologia di nucleo familiare è costretta a pagare ben 368 euro di Tari. Discorso del tutto simile per le famiglie composte da tre componenti in una casa di 100 mq che si trovano ad affrontare un aggravio, in media, del 23% cioè di 57 euro.

tari

Per quanto riguarda una famiglia di tre componenti in 80 mq il rialzo è stato del 18% per un totale di 35 euro per un importo totale di 227 euro. Situazione che volge al drammatico per le attività commerciali che secondo la Cgia di Mestre, si trovano ad affrontare aumenti anche di oltre cinquanta punti percentuali rispetto a soli cinque anni fa. Sono le pizzerie, i pub ed i ristoranti con una superficie di 200 mq a subire gli aumenti maggiori con un esborso che nel corso di quest’anno è di ben 1.414 euro maggiore rispetto al 2010.

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Prestiti alle imprese, una luce in fondo al tunnel?

Sono ancora centinaia i miliardi di dollari che servirebbero per tornare al livello del 2007, ma la risalita dei prestiti nel corso del 2015 fa ben sperare. Ma la situazione è ancora in continuo mutamento e sono ancora tanti i segnali, anche contrastanti, che emergono dai dati del credito alle imprese nel corso del 2015. L’aspetto che lascia ben sperare gli analisti è la quota di erogazione che gli istituti di credito hanno concesso alle imprese. Un significativo aumento che ha già avuto inizio nel mese di settembre del 2014, ma che sta notevolmente accelerando nel corso degli ultimi mesi.

Come investire cento euro in borsa

I dati che si riferiscono ad un periodo che va fino al mese di giugno di quest’anno, mostrano come il reale volume di prestiti erogati siano in totale di oltre 224 miliardi di euro. Una quota che supera quella registrata del corso dello stesso periodo del 2014. L’aumento registrato si traduce in una quota percentuale del 18%, una situazione che fa ben sperare gli operatori economici che possono guardare all’immediato futuro con maggiore ottimismo. Ad impressionare gli analisti è soprattutto il deciso cambio di rotta che si è registrato rispetto ad un continuo crollo durato ben sei anni che non prometteva nulla di buono per l’economia del Bel Paese e non solo. 

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Il calo delle quotazioni chiude i Compro Oro

Oltre il 30% dei Compro Oro ha chiuso dalla fine del 2014 ad oggi. Una situazione di forte crisi che ha fatto letteralmente una strage tra tutte le attività che avevano aperto dall’inizio della crisi del 2008. La presenza di questi esercizi commerciali, emblema del tracollo economico che il nostro paese ha vissuto ed in parte sta ancora vivendo in questi mesi, si sta assottigliando sempre di più. Sono tante le cause che hanno portato alla crisi dei Compro Oro. Se tra il 2011 ed il 2012 le quotazioni del prezioso metallo hanno registrato un vero e proprio boom, ora il valore dell’oro è in rapido declino.

comproro

La corsa dell’oro che aveva portato ad uno sviluppo prorompente degli esercizi presenti in tutta Italia, ora si registra, invece, una desolante serie ininterrotta di chiusure. Ma se attualmente uno su tre di quegli esercizi è fallito, nel prossimo futuro, la quota di Compro Oro che sopravviverà sarà di solo il 30% rispetto al numero iniziale. Insomma una feroce selezione che risparmierà ben pochi negozi in Italia. Ma non è solo la quotazione che continua a scendere a portare al declino irreversibile di questa attività. Una scarsa competenza degli operatori che nel corso degli anni passati, seguendo l’onda delle quotazioni, hanno deciso di aprire un’attività senza conoscere a fondo la materia a cui si aggiunge una diminuzione della propensione di vendere i propri oggetti preziosi hanno contributo alla mancata riuscita di molte attività.

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