La riforma delle professioni

La riforma delle professioni

La riforma delle professioniNel 2012 il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma delle professioni che è quindi diventata legge. Questa riforma riguarda vari aspetti tra cui: le tariffe, la formazione, la pubblicità, i procedimenti disciplinari, le assicurazioni, il tirocinio. Le novità sono molte, e queste sono le principali:

  • Tariffe professionali. Esse sono state sostituite dai c.d. parametri relativi alle spese di giustizia. Questo non  sembra comportare nessuna novità per i consumatori per ciò che riguarda il risparmio. Soltanto l’abolizione delle tariffe potrebbe portare ad un notevole abbassamento delle parcelle dei professionisti.
  • Formazione continua. Diventa obbligatoria. Questa disposizione rappresenta in qualche modo una tutela anche il consumatore che in questa maniera può usufruire della consulenza di un professionista sempre aggiornato.

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L’indennità di disoccupazione (oridinaria o ridotta)

Indennità di disoccupazione

Indennità di disoccupazioneQuando cessa il rapporto lavorativo per scadenza del termine, per licenziamento e a volte per dimissioni, il lavoratore ha diritto ad un aiuto economico chiamato indennità di disoccupazione ordinaria. L’indennità di disoccupazione è un diritto dei lavoratori con contratto a tempo determinato e di quelli con contratto a tempo indeterminato. Essa invece non è un diritto di chi si dimette volontariamente, tranne nel caso delle lavoratrici madri e di tutti quelli che si sono dimessi per una giusta causa. I requisiti per poter accedere all’indennità possono essere di due tipi:

  • Ordinari nel caso in cui il lavoratore possa contare su 1 settimana di contributi versati che risalgono a 2 anni prima della data di cessazione dal lavoro e un anno di contribuzione nei 24 mesi che precedono la data di cessazione dal lavoro;

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Assegno sociale, la prestazione per chi non ha reddito

Assegno sociale

Assegno socialeL’ assegno sociale è una prestazione che prescinde del tutto dal versamento dei contributi e rappresenta un diritto per i cittadini che si ritrovano in condizioni economiche precarie e presentano situazioni reddituali particolari e per questo tutelate dalla legge. Prima di procedere con il versamento dell’assegno sociale, ogni anno viene fatta la verifica del possesso dei requisiti. È da precisare che l’assegno sociale viene sempre liquidato con carattere di provvisorietà sulla base del reddito presunto. Dopo un anno poi l’Inps procede con la liquidazione definitiva, la modifica, o la sospensione in base alle dichiarazioni reddituali rese dagli interessati. L’assegno sociale non è soggetto a trattenute Irpef, non è reversibile ai familiari superstiti ed è inesportabile.

Possono usufruire dell’assegno sociale i cittadini italiani che:

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Assegno al nucleo familiare, come chiederlo e quanto spetta

Assegno al nucleo familiare

Assegno al nucleo familiareL’assegno al nucleo familiare rappresenta un’agevolazione per i lavoratori dipendenti, o i titolari di prestazione forniti dall’AGO, che hanno un reddito ridotto, ovvero inferiore a certe soglie. Le tabelle relative agli importi che devono essere erogati vengono pubblicate ogni anno attraverso una circolare, che ha durata di validità dal 1° luglio al 30 giugno successivo. L’importo dell’assegno viene calcolato in base al reddito del nucleo familiare, in base al numero dei componenti della famiglia e in base alla tipologia del nucleo familiare.

Un nucleo familiare è composto da:

  • Il richiedente
  • Il coniuge non legalmente separato
  • I figli che hanno meno di 18 anni o, se inabili, anche di età superiore
  • Fratelli, sorelle, nipoti del richiedente nel caso risultino orfani di entrambi i genitori, non abbiano diritto alla pensione ai superstiti e non siano coniugati.

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Come si calcola la tassazione del TFR

Tassazione del TFR

Tassazione del TFRCon il termine trattamento di fine rapporto o anche tfr si vuole indicare somma che viene corrisposta all’atto della fine del rapporto di lavoro. Il diritto per il lavoratore a percepire il TFR comincia il giorno successivo a quello della cessazione del rapporto lavorativo. L’articolo. 19 c. 1, 1 bis e 1 ter del DPR 917/86 dichiara che la base imponibile cambia a seconda che le quote siano maturate prima o in seguito al 1° gennaio 2001. Coloro che hanno iniziato il loro rapporto lavorativo prima del 2001 possono suddividere le somme in 2 quote ed applicare la relativa aliquota ad ogni quota. Le quote che sono state maturate fino al 31 dicembre del 2000 sono definitivamente tassate dal datore di lavoro, quelle che invece sono state maturate successivamente sono tassate provvisoriamente dal datore di lavoro. Se il TFR è stato maturato entro il 31 dicembre del 2000, l’imponibile viene determinato sottraendo dal TFR maturato al 31 dicembre 2000 una detrazione di 309,87 euro per ogni anno di anzianità effettiva.

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Trf, trattamento di fine rapporto

Trattamento di fine rapporto

Trattamento di fine rapportoIl trattamento di fine rapporto o Tfr è una somma di denaro che viene corrisposta al lavoratore dipendente quando termina il rapporto di lavoro.
L’importo è dato dall’accantonamento di una quota pari al 6,91% sulla retribuzione annuale e sulle relative rivalutazioni, per ogni anno di servizio.

Hanno diritto al Tfr:

  • I dipendenti con un contratto a tempo indeterminato assunti dopo il 31 dicembre 2000.
  • I dipendenti con contratto a tempo determinato in essere o successivo al 30 maggio del 2000 della durata minima di 15 giorni continuativi nel mese.
  • I dipendenti con contratto a tempo indeterminato assunti prima del 31 dicembre del 2000 che aderiscono a un fondo di previdenza complementare.

Le modalità di erogazione della somma variano a seconda dell’importo. Il TFR infatti può venire erogato:

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Regime dei minimi: adempimenti da rispettare

Regime dei minimi

Regime dei minimiIl nuovo regime dei minimi viene applicato a partire da gennaio 2012 ai giovani, ai lavoratori in mobilità e ai nuovi imprenditori che cominciano una loro attività. Esso viene inoltre applicato a chi ha iniziato una propria attività successivamente al 31 dicembre 2007. Con “inizio di un’attività”, non si intende il giorno in cui viene aperta la partita IVA, bensì l’inizio vero e proprio dell’attività cioè le prime azioni collegate all’attività come per esempio l’acquisto di beni. Per poter accedere al regime dei minimi il contribuente deve rispettare le seguenti caratteristiche:

  • Noi tre anni precedenti non deve aver esercitato attività artistica o professionale.
  • L’attività che verrà esercitata non deve essere il continuo di un’attività svolta in precedenza. Sono esclusi i casi in cui l’attività già svolta in precedenza consista nel periodo di pratica obbligatoria da effettuare per poter esercitare l’esercizio dell’attività stessa.

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Il regime fiscale di vantaggio

Il regime fiscale di vantaggio

Il regime fiscale di vantaggioL’ex regime dei minimi viene assorbito dal nuovo regime fiscale di vantaggio dedicato all’imprenditoria giovanile e ai lavoratori in mobilità. Il nuovo regime può essere applicato solo per il periodo di imposta in cui si è cominciata l’attività e per i quattro periodi di imposta successivi. Se il contribuente non ha ancora 35 anni, si può prolungare l’applicazione del regime fino al periodo di imposta di compimento del trentacinquesimo anno di età. La legge stabilisce che il regime dei minimi è il regime naturale in cui rientrano le persone fisiche che intraprendono un’attività di impresa arte o professione, oppure che l’hanno intrapresa dopo il 31 dicembre 2007. Il nuovo regime quindi, può essere adottato soltanto da coloro che cominciano una nuova attività o l’hanno cominciata dopo l’entrata in vigore delle disposizioni relative all’ex regime dei minimi. È da sottolineare che come inizio dell’attività non si intende l’apertura della partita iva, ma quando si è dato inizio all’attività stessa.

L’articolo 27 stabilisce inoltre ulteriori condizioni per poter accedere al regime:

  • Il contribuente non deve avere esercitato nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare;

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Come fare la dichiarazione di intento e modelli Intrasat

Come fare la dichiarazione di intento e modelli Intrasat

Come fare la dichiarazione di intento e modelli IntrasatLa dichiarazione di intento consiste in una comunicazione rivolta ai fornitori, ed effettuata da parte di coloro che acquistano beni o usufruiscono di servizi senza versare l’iva. A pagare senza iva sono gli esportatori abituali, cioè coloro che nei 12 mesi precedenti hanno registrato esportazioni per un ammontare che supera il 10% del volume di affari conseguito in quel determinato periodo. Questa dichiarazione va trasmessa in via telematica attraverso l’apposito modello. Il software per compilazione e tutte le informazioni relative all’inoltro telematico si possono facilemente trovare sul sito dell’agenzia delle entrate. Dopo l’inoltro, viene rilasciata dal sistema una ricevuta telematica che certifica il corretto invio della certificazione. Le società che svolgono in prevalenza attività agricola, gli enti o le associazioni, i produttori agricoli che effettuano acquisti intracomunitari per un importo che va oltre i 10 mila euro devono necessariamente dichiarare l’ammontare degli acquisti intracomunitari di beni registrati nel mese precedente, insieme al totale dell’imposta dovuta e agli estremi dei versamenti.

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Come fare ricorso contro una cartella esattoriale

Come fare ricorso contro una cartella esattoriale

Come fare ricorso contro una cartella esattorialeLe cartelle esattoriali devono essere trasmesse entro 5 anni a partire dal momento in cui il verbale diviene titolo esecutivo, escludendo i casi di interruzione stabiliti dal Codice Civile. Il ricorso alla cartella esattoriale può essere effettuato solo ed esclusivamente per errori materiali della cartella o per vizi di notifica, ma non nel caso in cui si voglia contestare nel merito il verbale poiché, all’invio della cartella, è già scaduto il termine massimo per presentare ricorso contro il verbale al Prefetto o al Giudice di pace. Il ricorso contro la cartella deve essere presentato al giudice di pace competente entro i 30 giorni che seguono la sua notifica. Ecco i casi più frequenti in cui è possibile la presentazione del ricorso:

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