In tempi di crisi, ecco che viene rilanciata l’idea dell’abitazione off grid (tradotto: fuori dalle reti) che non prevede nessun costo di luce, acqua e gas. L’autonomia domestica totale è stata rilanciata di recente durante un dibattito tenuto dal Ministro dell’ambiente Clini, il Presidente della off grid academy Marco Tulli e dal Presidente di FederParchi Sammuri. Questo progetto ripone molta attenzione all’ambiente ma anche alle tasche degli italiani, visto che rendere indipendente energeticamente un’abitazione permette di risparmiare fino a 4 mila euro ogni anno. Il progetto off grid prevede l’approvvigionamento di energia direttamente da fonti di energia rinnovabili come l’energia solare, geotermica ed eolica, con la conseguente trasformazione dell’energia in eccesso in idrogeno e stoccaggio in serbatoi a bassa pressione. Successivamente poi il gas viene utilizzato per riscaldare la casa o per rifornire un veicolo ibrido.
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La pensione di vecchiaia dopo la riforma Fornero
Dal 1° gennaio 2012 ci sono stati molti cambiamenti per ciò che riguarda per le pensioni italiane. In questa data infatti è entrato definitivamente in vigore per tutti i lavoratori il sistema di calcolo contributivo, basato cioè sui contributi realmente versati durante l’intera vita lavorativa. Questo metodo di calcolo che si distingue da quello retributivo, fondato sulla media delle retribuzioni percepite negli ultimi anni di attività lavorativa, che rappresentava un vantaggio per il lavoratore, ma che per il Paese non era più sostenibile a livello economico. È importante specificare che la riforma non tocca coloro che il 1° gennaio di quest’anno erano già in pensione e continueranno quindi a percepire la stessa somma. Per chi sta ancora lavorando, invece, la prospettiva pensionistica può variare di molto a seconda dell’età anagrafica e dell’anzianità di servizio. Finora erano due i criteri di funzionamento su cui si basava del meccanismo delle pensioni:
Come fare la dichiarazione di successione
La dichiarazione di successione va necessariamente compilata entro 12 mesi dalla data in cui viene aperta la successione, ovvero la data che solitamente coincide con quella del decesso del contribuente. La dichiarazione va compilata su apposito modello e successivamente consegnata presso il competente ufficio dell’agenzia delle entrate. Nel caso in cui il defunto non abbia una residenza in Italia il modello deve essere consegnato presso l’ufficio in cui era stabilita l’ultima residenza italiana e, nel caso non si conosca questa informazione, la denuncia va presentata alla Direzione provinciale di Roma II dell’Agenzia delle Entrate.
In tutti i casi, sono obbligati a presentare la dichiarazione:
La riforma delle professioni
Nel 2012 il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma delle professioni che è quindi diventata legge. Questa riforma riguarda vari aspetti tra cui: le tariffe, la formazione, la pubblicità, i procedimenti disciplinari, le assicurazioni, il tirocinio. Le novità sono molte, e queste sono le principali:
- Tariffe professionali. Esse sono state sostituite dai c.d. parametri relativi alle spese di giustizia. Questo non sembra comportare nessuna novità per i consumatori per ciò che riguarda il risparmio. Soltanto l’abolizione delle tariffe potrebbe portare ad un notevole abbassamento delle parcelle dei professionisti.
- Formazione continua. Diventa obbligatoria. Questa disposizione rappresenta in qualche modo una tutela anche il consumatore che in questa maniera può usufruire della consulenza di un professionista sempre aggiornato.
L’indennità di disoccupazione (oridinaria o ridotta)
Quando cessa il rapporto lavorativo per scadenza del termine, per licenziamento e a volte per dimissioni, il lavoratore ha diritto ad un aiuto economico chiamato indennità di disoccupazione ordinaria. L’indennità di disoccupazione è un diritto dei lavoratori con contratto a tempo determinato e di quelli con contratto a tempo indeterminato. Essa invece non è un diritto di chi si dimette volontariamente, tranne nel caso delle lavoratrici madri e di tutti quelli che si sono dimessi per una giusta causa. I requisiti per poter accedere all’indennità possono essere di due tipi:
- Ordinari nel caso in cui il lavoratore possa contare su 1 settimana di contributi versati che risalgono a 2 anni prima della data di cessazione dal lavoro e un anno di contribuzione nei 24 mesi che precedono la data di cessazione dal lavoro;
Assegno sociale, la prestazione per chi non ha reddito
L’ assegno sociale è una prestazione che prescinde del tutto dal versamento dei contributi e rappresenta un diritto per i cittadini che si ritrovano in condizioni economiche precarie e presentano situazioni reddituali particolari e per questo tutelate dalla legge. Prima di procedere con il versamento dell’assegno sociale, ogni anno viene fatta la verifica del possesso dei requisiti. È da precisare che l’assegno sociale viene sempre liquidato con carattere di provvisorietà sulla base del reddito presunto. Dopo un anno poi l’Inps procede con la liquidazione definitiva, la modifica, o la sospensione in base alle dichiarazioni reddituali rese dagli interessati. L’assegno sociale non è soggetto a trattenute Irpef, non è reversibile ai familiari superstiti ed è inesportabile.
Possono usufruire dell’assegno sociale i cittadini italiani che:
Assegno al nucleo familiare, come chiederlo e quanto spetta
L’assegno al nucleo familiare rappresenta un’agevolazione per i lavoratori dipendenti, o i titolari di prestazione forniti dall’AGO, che hanno un reddito ridotto, ovvero inferiore a certe soglie. Le tabelle relative agli importi che devono essere erogati vengono pubblicate ogni anno attraverso una circolare, che ha durata di validità dal 1° luglio al 30 giugno successivo. L’importo dell’assegno viene calcolato in base al reddito del nucleo familiare, in base al numero dei componenti della famiglia e in base alla tipologia del nucleo familiare.
Un nucleo familiare è composto da:
- Il richiedente
- Il coniuge non legalmente separato
- I figli che hanno meno di 18 anni o, se inabili, anche di età superiore
- Fratelli, sorelle, nipoti del richiedente nel caso risultino orfani di entrambi i genitori, non abbiano diritto alla pensione ai superstiti e non siano coniugati.
Come si calcola la tassazione del TFR
Con il termine trattamento di fine rapporto o anche tfr si vuole indicare somma che viene corrisposta all’atto della fine del rapporto di lavoro. Il diritto per il lavoratore a percepire il TFR comincia il giorno successivo a quello della cessazione del rapporto lavorativo. L’articolo. 19 c. 1, 1 bis e 1 ter del DPR 917/86 dichiara che la base imponibile cambia a seconda che le quote siano maturate prima o in seguito al 1° gennaio 2001. Coloro che hanno iniziato il loro rapporto lavorativo prima del 2001 possono suddividere le somme in 2 quote ed applicare la relativa aliquota ad ogni quota. Le quote che sono state maturate fino al 31 dicembre del 2000 sono definitivamente tassate dal datore di lavoro, quelle che invece sono state maturate successivamente sono tassate provvisoriamente dal datore di lavoro. Se il TFR è stato maturato entro il 31 dicembre del 2000, l’imponibile viene determinato sottraendo dal TFR maturato al 31 dicembre 2000 una detrazione di 309,87 euro per ogni anno di anzianità effettiva.
Trf, trattamento di fine rapporto
Il trattamento di fine rapporto o Tfr è una somma di denaro che viene corrisposta al lavoratore dipendente quando termina il rapporto di lavoro.
L’importo è dato dall’accantonamento di una quota pari al 6,91% sulla retribuzione annuale e sulle relative rivalutazioni, per ogni anno di servizio.
Hanno diritto al Tfr:
- I dipendenti con un contratto a tempo indeterminato assunti dopo il 31 dicembre 2000.
- I dipendenti con contratto a tempo determinato in essere o successivo al 30 maggio del 2000 della durata minima di 15 giorni continuativi nel mese.
- I dipendenti con contratto a tempo indeterminato assunti prima del 31 dicembre del 2000 che aderiscono a un fondo di previdenza complementare.
Le modalità di erogazione della somma variano a seconda dell’importo. Il TFR infatti può venire erogato:
La tassazione dei fondi pensione
Per ciò che riguarda i fondi pensione, dal 2007 bisogna attenersi a quanto dichiarato dall’articolo 11, comma 6 e articolo 14 commi 4 e 5 del d. lgs. 252/2005. Secondo la legge non ci sono differenze tra prestazioni erogate sotto forma di capitale e prestazioni erogate sotto forma di rendita. Su queste prestazioni il fondo pensione applica una ritenuta a titolo di acconto pari al 15 %. Risultano assoggettate a tale disposizione:
- Le prestazioni in forma di capitale erogate dai fondi pensione, e la liquidazione in una sola soluzione per la parte concessa: il 50 % dell’importo maturato.
- Il riscatto esercitato dopo il pensionamento o dopo il termine del rapporto di lavoro per mobilità o cause che non dipendono dal datore di lavoro o dal lavoratore.
Per ciò che riguarda le modalità di tassazione dei fondi pensione è necessario fare una distinzione tra importi maturati fino al 31 dicembre 2000, ed importi maturati dopo il 1° gennaio 2001.